Un organismo vivo nella città
La visione di Alessandra Lanciotti, direttrice artistica di Just for Joy
Della mia esperienza con il festival mi vengono in mente moltissime cose. Ho imparato tanto, sono cresciuta professionalmente e Just for Joy mi ha aperto a nuovi orizzonti. Questo, però, è ciò che penso razionalmente.
Quando provo ad ascoltare l’emozione che sale dal cuore, la prima parola che sento è gratitudine. Perché, diciamo la verità, io mi sono divertita un sacco: mi sono proprio divertita.
Penso alle corse al cardiopalma, al far finta di niente ripetendosi che tutto andrà bene. E alla fine va davvero bene.
Va bene perché dietro al festival ci sono tante persone che lavorano insieme, con una testa e un cuore incredibili. È un lavoro collettivo, fatto di competenza, responsabilità e partecipazione.
Penso alle risate, ai momenti di gioia e anche alla preoccupazione perché tutto deve funzionare. Siamo perfezionisti e anche un po’ rompiscatole, ma quando nelle cose si mette il cuore, le cose funzionano.
In questi anni il festival è cresciuto: ha abitato luoghi, li ha accesi, ha incontrato persone e costruito reti. Credo che questo sia anche il cammino delle prossime edizioni.
Just for Joy deve continuare a essere un organismo vivo nella città. È già un appuntamento riconosciuto, un evento che le persone conoscono e aspettano, e penso che questa sia la sua vocazione anche per il futuro.
Vorrei che il festival abitasse altri luoghi di Torino, ampliasse la propria rete e fosse presente anche in altri momenti dell’anno, dando continuità alla propria attività e diventando una presenza sempre più organica nella vita culturale della città.
La crescita e l’incontro con realtà italiane e internazionali aprono inoltre prospettive concrete di scambio con altri Paesi: un percorso assolutamente alla portata del festival. In fondo Just for Joy è un concentrato di emozioni e, personalmente, lo consiglio caldamente al posto delle droghe.
Alessandra Lanciotti
Direttrice artistica di Just for Joy

